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Romeo era grasso e pelato

Fringe Festival 5 Settembre 2017
Romeo era grasso e pelato
Titania Teatro PROVENIENTE DA Napoli
DI Davide Sacco
REGIA DI Daniela Cenciotti
Con Daniela Cenciotti e Martina Liberti

Due personaggi presi a pretesto dal fantasmagorico mondo shakespeariano, Lady Macbeth e Giulietta messe insieme in un luogo non luogo con una domanda: com’è il vostro uomo? Un’ironica indagine su tutte le idolizzazioni che le donne spesso fanno degli uomini che gli stanno accanto, tutti belli, tutti forti e sempre eroi, ma ogni tanto capita che non sia così. Spesso. Sempre. Un incontro tra due generazioni di donne che rispolverando il mondo shakespeariano e lo riguardano in ottica ironica e cinica lasciandosi indagare e dandoci una visione probabile o quantomeno plausibile dei comici limiti di questi personaggi in un gioco di porte dell’anima che aprendosi e chiudendosi lasciano entrare tutte quelle contraddizioni che da Shakespeare ad oggi hanno caratterizzato la vita delle donne.
settembre 19, 2017
 

Generazioni

Fringe Festival 31 Agosto 2017
GENERAZIONI
di e con Alessandra Cappuccini
regia Mario Umberto Carosi
spettacolo, scritto ed interpretato da Alessandra Cappuccini e diretto da Mario Umberto Carosi, che racconta la vita di tre donne: nonna, madre e figlia, mettendo a confronto tre epoche diverse, ognuna con la propria morale, la propria etica e le proprie regole non scritte a cui queste donne si ribellano.
Tre storie di coraggio che narrano la forza dell’individualità e dell’essere donna: la nonna, che vive durante la seconda guerra mondiale, la mamma durante le contestazioni studentesche degli anni 60/70 e la figlia al giorno d’oggi. Un monologo che dipinge e tratteggia personaggi e luoghi diversi attraverso la fisicità e la gestualità dinamica di Alessandra Cappuccini, offrendo diversi spunti di riflessione sulle tematiche di genere, sulla storia della donna nel nostro paese, dalla fine della seconda guerra mondiale ai giorni nostri.
I tre periodi temporali si intrecciano e si sovrappongono nella voce e nei gesti dell’attrice, aiutata da pochi elementi scenici, oggetti di vita quotidiana, che si trasformano durante il racconto. Si materializzano così le tre generazioni: la storia della nonna, Rosetta, e il racconto di come lei si innamora e rimane incinta di un soldato fascista, padre di una bimba che non conoscerà mai, perché fucilato. La vita della madre, Margherita, cresciuta senza padre, in una stazione ferroviaria impresenziata, del suo viaggio a Roma dove si appassiona di politica alla fine degli anni 60. E infine Giulia, una donna moderna, che sogna di fare l’attrice, incastrata in una mondo frenetico, ipocrita e soffocante, una vita che sogna di cambiare.
La ricerca de La Compagnia Cirocomare Teatro, fondata nel 2002, si ispira alla “Commedia all’improvviso” dei comici dell’arte del XV° secolo, con l’intento di contestualizzare la Commedia dell’Arte nella società contemporanea. Attraverso lo studio di nuove maschere ispirate ai nostri tempi viene raccontato il mondo di oggi, conservando una dimensione mitica e fiabesca propria della Commedia.

settembre 07, 2017
 

L'imbroglietto

Fringe Festival 31 Agosto 2017
L’IMBROGLIETTO. Variazioni sul tema
scritto e diretto da Niccolò Matcovich
con Livia Antonelli, Valerio Puppo, un MacBook Pro
produzione Compagnia Habitas
Facciamo un gioco, immaginiamo di trovarci nella Germania dei Tingeltangel, in quei Kabarett dove nel primissimo Novecento Karl Valentin e Liesl Karlstadt anticipavano le linee guida del teatro dell’assurdo. Variamo: siamo alla fine della nostra era, e due figuri stanno insieme ma vanno in due direzioni opposte, inseguono ciascuno il proprio bisogno, c’è chi vuole vedere uno spettacolo, chi semplicemente mangiarsi una poltrona. Per entrare, poiché senza denaro, dovranno provare a imbrogliare una bigliettaia elettronica, un MacBook che farà loro il verso. Variamo ancora? Ci potremmo spostare in un salotto à la Ionesco, in Giappone, oppure nell’immaginario cavalleresco del Brancaleone monicelliano o nel mondo fantastico del Signore degli anelli. Il gioco può continuare all’infinito. La voce automatizzata ci inviterà a pensare altre soluzioni, a partecipare a fine spettacolo anche noi a questa infinita variazione, a beffare e farci beffare a nostra volta. A questo ci invita la Compagnia Habitas, a far parte de L’imbroglietto, un esercizio di stile che guarda all’opera degli artisti bavaresi (i nomi dei due personaggi sono un rimando al cognome di Liesl, Karl e Stadt), agli Esercizi di stile di Queneau e a La Lettera di Paolo Nani (che a sua volta si ispira a Queneau nella riproposizione di una stessa traccia su diverse varianti ritmiche o sceniche). Niccolò Matcovich, che scrive e dirige questo lavoro in debutto allo Studio Uno di Roma, guida Livia Antonelli e Valerio Puppo in un divertissement con leggerezza e precisione, reinventando per loro un apposito vocabolario di parole e movimenti. Le storpiature, le vocali biascicate o sostituite, i trilli, gli schiocchi e i silenzi da un lato e dall’altro la costanza di gesti dal carattere ritmico sempre ben preciso, vibrato, nervoso, rallentato o velocissimo, creano un leggero sfasamento, focalizzando la nostra attenzione sulla ricezione di quanto accade in scena; una scena che, con l’eccezione di due sedie e del computer, si costruisce tutta grazie all’efficacia dei due giovani attori.
Alcuni potrebbero obiettare sul carattere accessorio, sostenere quanto tutto possa essere superfluo, un virtuosismo. Ma, se tutto è inutile, è tutto dunque potenzialmente necessario per questa macchina scenica. E se il materiale su cui riflettere può essere ingombrante, se i ritmi non sempre colgono sincronicamente l’animo di chi li ascolta (ma in questo spettacolo accade di rado), se il mimo si dilunga eccessivamente su un gesto o lo schema rischia la ripetitività, c’è sempre tempo per limare, aggiungere, astrarre, variare. Cosa che si promette L’imbroglietto. Evolvere, come l’ultima esilarante sequenza che parte dalle amebe del Protozoico, allungate tra sedie e pavimento, che si ergono per diventare scimmie e (obbligato nel riferimento musicale a Also sprach Zarathustra, quello alla Space Odissey di Kubrick), quindi danza tribale e battaglia laser, accompagnate da un commento sonoro riconoscibile per gli amanti del cinema di George Lucas. Alla fine di questa cosmogonia rimangono i due clown, intenti a capire come «uissitare il tea-a-a-a-tro» (traduciamo, per chi non fosse provvisto del vocabolario fornito a inizio spettacolo: «visitare il teatro»). Il loro naso rosso è soltanto dipinto, perché, se all’inizio di questa storia il mito narrava di nasi potenti, affidati a tre politici e nove teatranti pronti per «ghermirli e col naso sbeffeggiarli», loro non sono i fautori, sono i beffati. Sono coloro che come Prometeo avevano scoperto il fuoco del teatro, ma che per il proprio peccato sarebbero stati condannati a rivivere in eterno la propria dannazione. Continuate ad andare a teatro e aiutate gli attori a completare il proprio “eterno supplizio”.

settembre 07, 2017
 
 
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