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Alice delle Meraviglie

Recensione dello spettacolo su TeatroeCritica

Teatro Tordinona 4 Febbraio 2014 “Alice delle Meraviglie”
Compagnia Macelleria Ettore
con Maura Pettorruso
organizzazione Daniele Filosi
testo e regia Carmen Giordano
disegno luci Alice Colla
“La fantasia è un posto dove ci piove dentro” - Italo Calvino
Cadere nella tana di un coniglio, dentro un cassetto. Non riuscire a oltrepassare una porta. Espandersi. Allungarsi come un telescopio. Crescere. Piangere. Rimpicciolire. Cercare una chiave. La misura giusta per entrare nel giardino. Sottomondo. Ultra mondo. Wonderland. Il posto delle meraviglie. Alice si meraviglia di sé stessa, nello specchio. Come nei sogni dove siamo e non siamo, perché osiamo cose mai viste e parliamo una lingua misteriosa. La lingua delle meraviglie. La lingua di Carroll: parole–valigia piene di significati, vocazione al nonsenso, onnipotenza del gioco. Scopriamo la libertà assoluta di tradire il reale. Farci specchio deformante del mondo di tutti i giorni. Sovvertirlo. Superarlo. Meravigliarlo.
Alice nel paese delle meraviglie e Alice attraverso lo specchio non sono libri per bambini e non sono per adulti. Sono libri per adulti stanchi di crescere per niente. È il testo che non è: spostato un po’ più avanti e un po’ più indietro di dove lo si coglie. Ha più tempo di noi. Ognuno sta al proprio passo. Macelleria ETTORE incontra Alice e Lewis Carroll nel paese delle meraviglie e scopre il gusto di un’infanzia immaginata. Non essere mai adulti e all’improvviso non essere più bambini. La verità dell’assurdo. L’allucinatoria possibilità del linguaggio di produrre immagini.
Maura Pettorruso è interprete e artefice di un viaggio meraviglioso tra dentro e fuori, grande e piccolo, sogno e realtà. Basta seguire la regola per cui “Se non sai dove vai, qualunque strada ti ci condurrà” . La molla è la curiosità di sé stessi visti nello specchio dell’altro.
febbraio 24, 2014
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Una specie di Alaska

Recensione dello spettacolo su TeatroeCritica

 Teatro Biblioteca Quarticciolo 26 gennaio 2014 “Una specie di Alaska” di Harold Pinter con Sara Bertelà, Nicola Pannelli, Orietta Notari, progetto regia Valerio Binasco. Una specie di Alaska è una commedia terribile come un incubo, dura come una relazione scientifica e struggente come un mèlo. È ispirata alla Raccolta di testimonianze reali che il medico Oliver Sacks raccoglie nella sua memorabile opera “risvegli’ in cui racconta le esperienze dei suoi pazienti affetti dell’encephalitis letargica, epidemia che dopo il 1916 Terrorizzò buona parte del mondo. Una ragazzina è rimasta come ‘addormentata’ per quasi trent’ anni. Oggi si risveglia. È convinta di andare alla festa del suo compleanno, la mamma gli ha preparato un vestito per i suoi quindici anni. Ma non c’è nessuna festa. Non ci sono più né padre né madre. C’è una donna ‘vecchia’ di quarantacinque anni ed è lei stessa . Ad aiutarla nel suo nuovo contatto con il mondo ci sono la sorella prediletta – divenuta ‘vecchia’ a sua volta- e un amico di famiglia, un dottore che ha sperimentato la medicina (la l-dopa) su di lei… E’ quasi impossibile convincere quella ragazzina di ciò che le è successo. Nel bene e nel male, però, bisogna vivere lo stesso, anche se tutto è privo di senso.Gli spettatori sono essi stessi i ravvicinati testimoni nella camera d’ospedale in cui si svolge la storia. Sara Bertelà, nei panni di Deborah, affiancata da Orietta Notari e Nicola Pannelli, conduce il pubblico in un clima sospeso – “… in una specie di Alaska”, per l’appunto – tra un presente assurdo dove non riesce a collocarsi e quel tempo ‘bianco’, non vissuto e rubato, che non tornerà più.
febbraio 24, 2014
 

Italo e l’Italia che va alla guerra

Recensione della rassegna su Gufetto.it

Teatro Biblioteca Quarticciolo 1 febbraio 2014 "Rassegne in viaggio 2013/14" Casa dei Teatri “Guerra e Pace”
Italo e l’Italia che va alla guerra
Liberamente tratto da “L’entrata in guerra” di Italo Calvino
di Laura Rovetti e F. Valeriano Solfiti
con Laura Rovetti e Eugenia Scotti
regia F. Valeriano Solfiti
Associazione Malalingua
Mentre l’Italia entra in guerra, Italo, coinvolto suo malgrado tra i Balilla, scopre gli odori e i colori della guerra, conosce il dolore dei profughi, l’esaltazione del saccheggio, l’eccitazione dell’esercizio del potere, anche se è un gioco. Ma lui non è un gradasso come gli altri balilla, ed è combattuto tra il desiderio di ostentare la sua opposizione e un residuo di infantile vergogna di essere diverso. Non ruba quando gli altri lo fanno, non saccheggia le case dei poveri sfollati, non vanta trofei o bottini di guerra… ma piuttosto si domanda: sono forse meno sveglio degli altri? Sono un codardo? Chi sono io? Solo alla fine il protagonista capisce che il suo è «un contegno coraggioso, quasi eroico!». Lo spettacolo, rivolto prevalentemente ad un pubblico di adolescenti e famiglie, fonde la narrativa di Calvino alla sua biografia e alla storia dell’Italia di quegli anni fornendone un affresco vivo, che permette a tutti di entrare in immediata empatia con i protagonisti.
febbraio 24, 2014
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CENERI... 2701194527012013

Recensione dello spettacolo su Gufetto

Casa delle Culture 2 febbraio 2014
 CENERI... 2701194527012013
Viaggio a due voci nel sistema concentrazionario dell’economia mondiale.
Letture dalle indagini sulla economia nazista, da testimonianze dei sopravvissuti ai lager ed estratti da documenti originali e da fonti storiche.
Di e con: Cam Lecce e Jörg Grünert.
Musiche di Luigi Morleo.
Progetto artistico: Deposito Dei Segni Onlus.
CENERI è una azione artistica che propone una lettura trasversale del genocidio nazista, del fallimento della società umana intesa come comunità dove ogni parola, gesto, segno furono relegati nel nulla, dove ogni corporeità e materialità dell’esistente vennero messe al bando e la condizione umana disumanizzata.
CENERI tenta di riportare l’indicibile storia del Nazifascismo alle sue matrici economiche e finanziarie seguendo il percorso, spesso sotterraneo e apparentemente velleitario, delle burocrazie europee, dalla guerra agli anni della pacificazione. La memoria diventa così una lente che mette a fuoco il presente, le dinamiche socio-economiche del nostro sistema globalizzato odierno. L’installazione utilizza la metafora del treno e in questa simbologia nota inserisce alcune immagini di repertorio dei campi di concentramento: la discarica dell’umanità, nel suo culmine tragico, diviene incomprensibile all’occhio dello spettatore che resta una figura in bilico tra la realtà testimoniata e i bilanci a freddo dell’eccidio e delle risoluzioni post-belliche.
Se si volesse trarre un senso, ancora spendibile, dalle testimonianze delle vittime, si dovrebbe finalmente liberarle dal ruolo che la storia le obbliga ad assolvere e ricondurre le loro voci alla singolarità del vissuto individuale mentre noi, estranei ai fatti, diventare testimoni della necessità dell’impegno assunto nel riaffermare, quotidianamente, nel nostro pensare ed agire, il monito espresso dai sopravvissuti di Auschwitz.
Dalle note di drammaturgia: “ CENERI ... è luogo in cui memoria e presente irrompono rimanendo in bilico. Questa coincidenza della memoria e del presente è situazione dialettica di tensione, identificazione e non distacco, osservazione che determina il testo e i performer. L’installazione è composizione residuale di frammenti emblematici della storia umana, in cui la libertà del singolo individuo è affermata solo formalmente: i singoli, gli individui, sono fungibili e scambiabili? Utili solo per l’economia e il potere? Ciò è tangibile negli orrori che la memoria storica e il presente ci consegnano, dimostrando inequivocabilmente il fallimento delle “culture illuminate”, testate sul binomio guerra/pace, produttrici di società e culture lager?”
CENERI... 2701194527012013, è parte di un articolato progetto sulla problematica del Nazifascismo e prevede incontri a scuola e con le cittadinanze, proiezioni di film, dibattiti, convegni di studio ed altro, ideato dall’associazione Deposito Dei Segni Onlus, che lo sta promuovendo sul territorio regionale, in collaborazione con l’Anpi Pescara. Un primo step del progetto è stato avviato in collaborazione con il Comune di Spoltore e l’Istituto Comprensivo “D. Alighieri”, nel mese di gennaio 2013, in occasione della Giornata della Memoria.

http://www.casadelleculture.net
febbraio 24, 2014
 

La spallata

Recensione dello spettacolo su Pensieri di Cartapesta

TEATRO ROMA 7 Gennaio 2014 LA SPALLATA di Gianni Clementi, con Antonio Conte, Giorgia Trasselli, Gabriella Silvestri, Claudia Ferri, Alessandro Loi, Matteo Milani, Alessandro Salvatori
regia Vanessa Gasbarri
scene Katia Titolo
costumi Velia Gabriele
musiche Simone Martino
luci Giuseppe Filipponio
1963. Pieno boom economico. E’ l’epoca delle grandi rivoluzioni su scala mondiale, delle prime missioni spaziali, dei grandi contrasti, Mohamed Alì contro Joe Frazier, del grande mito americano, Marylin e John Kennedy, l’Italia del dopoguerra, Giovanni 23imo, Totò, Aldo Fabrizi ed Anna Magnani ... Mamma Roma, una mamma attenta, presente, attiva, come Lucia (Giorgia Trasselli), ma anche sognatrice, scanzonata e generosa, come Assunta (Gabriella Silvestri). Le due cognate affrontano in maniera opposta il grave lutto che ha colpito le loro famiglie, i rispettivi mariti sono infatti mancati in seguito ad un incidente sul lavoro.
E mentre la Roma di allora si ricostruisce, anche la famiglia Ruzzichetti cerca di rinascere dalle proprie ceneri, e quale modo migliore in un momento come quello se non “mettersi in proprio”? Ci vuole un’impresa, un Ditta ...sì! Un’attività di pompe funebri! L’idea geniale è di Benito (Alessandro Loi), detto Tito, intraprendente e confusionario figlio di Lucia, che insieme al rivoluzionario fratello Littorio (Matteo Milani), detto Vittorio, decide di fondare questa nuova attività, “L’Ultimo respiro”.
Come sostenere le prime spese? Il carro? Le corone? I vestiti? Entrare in società con Romolo (Alessandro Salvatori), cugino carabiniere stanco della divisa, la divisa sì ... quella della banda musicale! Il tippe tappe, gli anni d’oro di Cinecittà ... Edda (Claudia Ferri), la giovane e spigliata sorella di Tito e Vittorio, vive nel sogno Hollywoodiano di diventare una regina del grande schermo. A colorare ulteriormente la scena irrompe Cosimo (Antonio Conte), fresco di sfratto, galante e attempato Vespillone, che tra un consiglio paterno sul duro “mercato dell’aldilà”, un occhiolino a Lucia ed una sviolinata ad Assunta spera finalmente di “sistemarsi” in casa Ruzzichetti.
Scoppiettante ed attenta è la direzione di Vanessa Gasbarri, regista già apprezzata anche nei fortunati “Finchè vita non ci separi” e “Clandestini”, firmati anch’essi da Gianni Clementi.
Protagonista di questa esilarante commedia è la vita, la vita che si confronta, che si contrasta, che si costruisce con una vita e per una vita si spezza, la vita che riflette, che dispera e che ride fragorosa.
febbraio 24, 2014
 

È tutta colpa delle madri

Teatro Valle Occupato 11 Gennaio 2014 ALTRESISTENZE, Industria Indipendente in co-produzione con il Valle Occupato e PRIMA NAZIONALE presentano
“È TUTTA COLPA DELLE MADRI”
di Erika Z.Galli e Martina Ruggeri
con Anna Basti, Aurora Peres, Sara Pantaleo, Regina Orioli.
È tutta colpa delle madri è una saga epica in cui una famiglia di tutte donne lotta per l'emancipazione femminile, gridando con sdegno la propria rivolta.
Ambientato in un'epoca fuori dal tempo, la storia si svolge nel periodo della primavera, quando tutto fiorisce. Protagoniste indiscusse sono donne comuni ma dall'identità celata, ognuna con la propria volontà di rivalsa, pronte ad azioni scomode e rischiose.
La narrazione si dipana in un intreccio di storie e relazioni, eventi personali e popolari, storie di guerra e di rivoluzioni al femminile dalla loro nascita ad oggi.
Lo spettacolo vuole sollevare interrogativi e indagare, attraverso l'uso di una poetica familiare, le dinamiche di una generazione che sta cambiando forse in maniera irreversibile.
febbraio 20, 2014
 

Eneide

Teatro Argot Studio 7 Febbraio 2014 Arte e Spettacolo Domovoj presenta
“ENEIDE - CIASCUNO PATISCE LA PROPRIA OMBRA”
 da Virgilio, Ovidio, Marlowe
drammaturgia e regia Matteo Tarasco
con Viviana Altieri, Nadia Kibout, Giulia Innocenti
scene e luci Matteo Tarasco
costumi Chiara Aversano
assistenti alla regia Luca Gaeta e Katia Caselli
fotografie Pino Le Pera
organizzazione Marilia Chimenti
Una nube densa di fumo accoglie gli spettatori accorsi a vedere l'ultimo spettacolo di Matteo Tarasco. Il palco è cinto per tre lati da veli di organza macchiati di rosso. Da quello centrale emergono tre donne vestite di una ragnatela dal colore cremisi. Sono degli esseri spettrali provenienti da un luogo remoto nel tempo e nello spazio, che recitano una cantilena stordente di tutte le guerre che hanno insanguinato la storia dell'Uomo. Sono figure che recano nel petto un dolore senza fine e legate indissolubilmente ad Enea e al suo mito. La prima a parlare è la Sibilla Cumana (Giulia Innocenti), la quale, come se fosse Virgilio nella Divina Commedia dantesca, conduce l'eroe troiano nell'Infero, là dove i morti non trovano pace. Nel viaggio incontrano in principio Creusa (Viviana Altieri), la moglie di Enea, dispersa durante la fuga da una Troia in fiamme e ormai conquistata dai Greci; e poi Didone (Nadia Kibout), la regina fenicia di Cartagine, la quale, innamoratasi dell'eroe, si suicidò con la sua spada, dopo che egli l'abbandonò per andare incontro al volere degli Dei. Le due donne sono intrise di una viscerale comunanza tra Eros e Thanatos, dovuta nel loro caso ad un eroe che fondamentalmente è incapace di amarle perché chiamato dal Fato ad un più alto destino, la fondazione di Roma, piuttosto che a condividere con loro le gioie del matrimonio. Specialmente in Didone questa vicinanza tra vita e morte si fa più marcata perché ella incarna una ferinità ferita ed un abbandono ancora più straziante che in Creusa. A tirare le fila dello spettacolo è la Sibilla Cumana, che poi condurrà Enea nei campi Elisi e all'incontro con il padre Anchise, mentre lei, terminato il suo compito, si rannicchierà su se stessa aspettando quell'oblio che placherà finalmente il suo desiderio verso il Troiano. Nel complesso la drammaturgia e la regia di Matteo Tarasco sono animate di buone intenzioni e alcuni spunti del testo, tra i quali il guardare la Storia dal punto di vista delle donne, o di scrittura scenica come i costumi e la scenografia dei veli imbrattati dal sangue dell'Uomo caduto in guerra, sono realmente efficaci. Il problema è che a lungo andare si respira la pesante aria di un accademismo spinto che induce le attrici a badare maggiormente alla perfetta dizione delle battute che al comunicare delle emozioni al pubblico. Un modo di compiere il teatro che risente dalla volontà di strizzare l'occhio alle ultime mode vincenti (Emma Dante, Antonio Latella...), e non riesce al contempo a trovare, al suo interno, una struttura coerente e compatta, congelando in tal modo, nel testo e nella recitazione, la pur incandescente materia.
Alla fine ci troviamo di fronte ad un compito svolto diligentemente che lascia un po' di amaro in bocca per la ricerca, nella regia, del facile effetto, come quello di sparare dei controluce sugli spettatori mentre le attrici si dileguano dal palco; oppure di mettere una mielosa musica di pianoforte mentre Didone si affanna a spiegare come è potuta cadere in un amore così forte e disperato al punto di sacrificare il suo regno per uno straniero appena conosciuto.
febbraio 18, 2014
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