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Non sentire il male

Teatro Argot 12 dicembre 2013 “NON SENTIRE IL MALE” di e con Elena Bucci dedicato a Eleonora Duse immaginata nel momento in cui, malata e sostituita da Gabriele D’Annunzio nella Figlia di Iorio, prende il copione comincia a recitare tutte le parti, tutte le scene, tutte le figure e recitando guariva dai danni della vita. “C’è un tempo della vita in cui non bastano più mestiere, tecnica, lavoro, ma ci si domanda dove ci portino e cosa c’è oltre e altrove. Io ero proprio lì, quando, parlando con un amico sapiente, mi sono accorta che gli scritti e il pensiero della Duse mi avevano accompagnato per tutta la mia vita teatrale. Dedicando questo lavoro a lei ho raccolto i fili delle mie inquietudini, sperando che non fossero solo mie. Lo spettacolo è davvero scritto nel corpo, senza retorica, ed è questo che cercavo, e questo è il cuore del mio lavoro su Eleonora Duse, immaginata nel momento in cui, malata e sostituita da Gabriele D’Annunzio nella Figlia di Iorio, prende il copione e recita tutte le parti, tutte le scene, tutte le figure, davanti allo sguardo allucinato di Matilde Serao, puntuale e quasi invadente osservatrice e testimone. Forse in quel momento la Duse, che recitando guariva dai danni della vita, provava a liberarsi e a vedere oltre la materia necessaria, odiata e amata, del teatro: le scene, i costumi, gli attori. Forse sognava di poter volare per un attimo, come le altre arti tentavano, in uno spazio dove fosse possibile il teatro senza corpo e senza voce, libero dalla poesia inevitabile della sua continua distruzione nel qui e ora. Liberandosi della materia del teatro, forse si rinnova il contatto con la vita, da lei sempre inseguito e sfuggito. Ho attinto a lettere, scritti, testimonianze indirette che percorrono tutto l’arco della sua vita, ed il criterio di scelta è stato assolutamente personale, pur nel tentativo di comprendere e rispettare. E inevitabilmente, tentando di essere medium di qualcosa che si è molto amato, si parla di sé. Ho cercato di liberarmi da immagini indotte, stereotipi affascinanti, tentazioni estetiche e credo di avere trovato, nel coraggio e assoluta libertà di lei, una forza preziosa nell’accantonare regole e convenzioni. Allo stesso tempo, ho lavorato perché fosse possibile, anche a chi non ne avesse mai sentito parlare, attingere a qualcosa di lei.” Elena Bucci
febbraio 24, 2014
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Ella

Teatro Argot 15 dicembre 2013 “ELLA” di Herbert Achternbusch con Marco Sgrosso dal testo di Herbert Achternbusch attraverso il quale in un flusso inarrestabile ed estenuante di una memoria sgangherata ma lucidissima nei dettagli, il personaggio Josef/Ella rivive umiliazioni e violenze in una dimensione allucinata dove il racconto della propria vita assume quasi le valenze di una confessione, estorta ma necessaria. La traduzione è di Luisa Gazzerro Righi. “Ho sempre ripensato ad “Ella” come ad una irresistibile occasione di confronto e di sfida, prima di tutto con me stesso e con la mia memoria.
Per me, “Ella” è nostalgia, e mi sembra che leggere e rileggere quelle parole sia un po’ come urlare da soli, fa male ma fa anche bene… Attraverso il flusso inarrestabile ed estenuante di una memoria sgangherata ma lucidissima nei dettagli, Josef/Ella rivive umiliazioni e violenze in una dimensione allucinata dove il racconto della propria vita assume quasi le valenze di una confessione, estorta ma necessaria. Ho visto in Josef un angelo bianco irrimediabilmente insozzato, in Ella una creatura sfacciata e grottesca precipitata in uno squallore straziante. Ho immaginato una sorta di ring, uno spazio costretto ed imploso, come il pollaio, le celle e tutte le stanze chiuse in cui questo ibrido di uomo/donna trascorre tanta parte della sua vita. Ho sentito il vuoto di chi perde le radici, come uno smarrimento da immigrati in una terra ostile. E, non so perché, ho pensato con ricorrente insistenza alle figure di Egon Schiele, alle loro espressioni allucinate e spigolose, al dolore dei loro corpi nodosi, alla loro bellezza rabbiosa, a quella irrinunciabile scomodità esistenziale oltre che fisica. Ho sentito il linguaggio continuamente interrotto ed insidiato di Achternbusch come una partitura sonora da sporcare con inflessioni umorali e dialettali, perché mi è sembrato che l’uso di una lingua “impura” potesse meglio restituire l’umanità dolorosa e plebea di questo Figlio e di questa Madre “strappati”.” Marco Sgrosso
febbraio 24, 2014
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GABRIELE D’ANNUNZIO: Notturno, Notturni

Teatro Keiros 8 Febbraio 2014 “GABRIELE D’ANNUNZIO: Notturno, Notturni”
Le parole del poeta, le note dei musicisti suoi contemporanei.
Con MAURIZIO PALLADINO e imusicisti EMANUELA CHIODI ed EROS MELE.
Centocinquant’anni fa, a Pescara, nel marzo del 1863, nasceva GABRIELE D’ANNUNZIO.
La ricorrenza e il lungo tempo trascorso sono stimolo per una rilettura delle opere e della vita di un uomo molto discusso, ma che tanto ha influito sulla società letteraria, sul costume, sulla storia politica stessa dell’Italia. Questo recital vuole celebrare tale anniversario con le parole del POETA, lette, recitate e cantate, partendo dai suoi primi versi composti all’età di 16 anni, scorrendo le sue lettere, sfogliando alcune pagine del suo primo romanzo “Il piacere” e scegliendo come elemento portante, brani dalla sua opera più intima e non a caso autobiografica: “NOTTURNO”, una raccolta di meditazioni e ricordi con la quale D’ANNUNZIO tracciò una sorta di bilancio della sua vita. Tutto questo in stretto connubio con la MUSICA.
Parole e note si fonderanno insieme, con l’esecuzione di brani per Pianoforte e Clarinetto composti da musicisti suoi contemporanei, alcuni dei quali ebbero con lo scrittore rapporti diretti e di amicizia. Ascolteremo sonate e “NOTTURNI” di Claude Debussy, Gabriel Fauré, Felice Blangini, Francesco Paolo Tosti. Uno spettacolo di forte impatto emotivo, che coniuga felicemente l’aspetto culturale con quello dell’intrattenimento.
febbraio 24, 2014
 

Felicitazioni

Recensione dello spettacolo su TeatroeCritica

 Teatro Tordinona 25 Gennaio 2014 Zanfretta e il Gruppo di Teatro Campestre presentano “FELICITAZIONI” Di Maria Luisa Usai. Con Maria Luisa Usai e Elisabetta Granara. Due personaggi femminili, creano un surreale mondo domestico dove affrontano se stesse, l'altro e il domani che incombe. Perché muoversi? Cosa è possibile opporre allo scenario del mondo che viviamo? Le due donne decidono di reagire ai ripetuti attacchi della vita con canzonette, rock and roll e dive d'altri tempi. Combattono una lotta ostinata contro di sé e contro l'altro, dove ogni arma è ammessa e ogni sogno possibile.
febbraio 24, 2014
 

Amleto?

Recensione dello spettacolo su TeatroeCritica

Teatro Argot Studio 1 Febbraio 2014 “AMLETO?”
 con Stefano Detassis e Maura Pettorruso
testo e regia Carmen Giordano
disegno luci Alice Colla
organizzazione Daniele Filosi
uno spettacolo di compagnia Macelleria ETTORE
una produzione TrentoSpettacoli
in coproduzione con E45 Fringe Napoli Teatro Festival 2013
Fondazione Campania dei Festival
Amleto è una domanda che nasce dalla visione di uno spettro. Lo spettro è il momento in cui guardiamo dentro noi stessi. Una pausa del tempo, un frattempo, un buio. Ci sbatte in faccia quello che possiamo essere. Noi sappiamo quello che siamo, non quello che possiamo essere. Per tutti c'è un mistero nella realtà.
Un’ipotesi intorno al testo shakespeariano, una domanda insita in quel punto interrogativo che accompagna il titolo. Fedele alla sua ricerca artistica che si nutre del confronto con i maestri (quelli che ognuno di noi ha ascoltato almeno una volta e, almeno una volta, ha desiderato tradire) “Macelleria Ettore” accetta la sfida elisabettiana. Due attori in uno spazio nudo provano Amleto, sprofondano nel testo, squarciano scene, scavano immagini e prendono derive sorprendenti. Due vite alla prova, quelle di Amleto e di Ofelia. Fra attori e personaggi i piani si confondono e la vita si riversa in scena per lasciare una traccia, un’eco di sé. In una riscrittura che intercetta l’originale e lo attraversa, i due protagonisti raccontano la loro storia e, inevitabilmente, anche la nostra.
febbraio 24, 2014
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Alice delle Meraviglie

Recensione dello spettacolo su TeatroeCritica

Teatro Tordinona 4 Febbraio 2014 “Alice delle Meraviglie”
Compagnia Macelleria Ettore
con Maura Pettorruso
organizzazione Daniele Filosi
testo e regia Carmen Giordano
disegno luci Alice Colla
“La fantasia è un posto dove ci piove dentro” - Italo Calvino
Cadere nella tana di un coniglio, dentro un cassetto. Non riuscire a oltrepassare una porta. Espandersi. Allungarsi come un telescopio. Crescere. Piangere. Rimpicciolire. Cercare una chiave. La misura giusta per entrare nel giardino. Sottomondo. Ultra mondo. Wonderland. Il posto delle meraviglie. Alice si meraviglia di sé stessa, nello specchio. Come nei sogni dove siamo e non siamo, perché osiamo cose mai viste e parliamo una lingua misteriosa. La lingua delle meraviglie. La lingua di Carroll: parole–valigia piene di significati, vocazione al nonsenso, onnipotenza del gioco. Scopriamo la libertà assoluta di tradire il reale. Farci specchio deformante del mondo di tutti i giorni. Sovvertirlo. Superarlo. Meravigliarlo.
Alice nel paese delle meraviglie e Alice attraverso lo specchio non sono libri per bambini e non sono per adulti. Sono libri per adulti stanchi di crescere per niente. È il testo che non è: spostato un po’ più avanti e un po’ più indietro di dove lo si coglie. Ha più tempo di noi. Ognuno sta al proprio passo. Macelleria ETTORE incontra Alice e Lewis Carroll nel paese delle meraviglie e scopre il gusto di un’infanzia immaginata. Non essere mai adulti e all’improvviso non essere più bambini. La verità dell’assurdo. L’allucinatoria possibilità del linguaggio di produrre immagini.
Maura Pettorruso è interprete e artefice di un viaggio meraviglioso tra dentro e fuori, grande e piccolo, sogno e realtà. Basta seguire la regola per cui “Se non sai dove vai, qualunque strada ti ci condurrà” . La molla è la curiosità di sé stessi visti nello specchio dell’altro.
febbraio 24, 2014
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Una specie di Alaska

Recensione dello spettacolo su TeatroeCritica

 Teatro Biblioteca Quarticciolo 26 gennaio 2014 “Una specie di Alaska” di Harold Pinter con Sara Bertelà, Nicola Pannelli, Orietta Notari, progetto regia Valerio Binasco. Una specie di Alaska è una commedia terribile come un incubo, dura come una relazione scientifica e struggente come un mèlo. È ispirata alla Raccolta di testimonianze reali che il medico Oliver Sacks raccoglie nella sua memorabile opera “risvegli’ in cui racconta le esperienze dei suoi pazienti affetti dell’encephalitis letargica, epidemia che dopo il 1916 Terrorizzò buona parte del mondo. Una ragazzina è rimasta come ‘addormentata’ per quasi trent’ anni. Oggi si risveglia. È convinta di andare alla festa del suo compleanno, la mamma gli ha preparato un vestito per i suoi quindici anni. Ma non c’è nessuna festa. Non ci sono più né padre né madre. C’è una donna ‘vecchia’ di quarantacinque anni ed è lei stessa . Ad aiutarla nel suo nuovo contatto con il mondo ci sono la sorella prediletta – divenuta ‘vecchia’ a sua volta- e un amico di famiglia, un dottore che ha sperimentato la medicina (la l-dopa) su di lei… E’ quasi impossibile convincere quella ragazzina di ciò che le è successo. Nel bene e nel male, però, bisogna vivere lo stesso, anche se tutto è privo di senso.Gli spettatori sono essi stessi i ravvicinati testimoni nella camera d’ospedale in cui si svolge la storia. Sara Bertelà, nei panni di Deborah, affiancata da Orietta Notari e Nicola Pannelli, conduce il pubblico in un clima sospeso – “… in una specie di Alaska”, per l’appunto – tra un presente assurdo dove non riesce a collocarsi e quel tempo ‘bianco’, non vissuto e rubato, che non tornerà più.
febbraio 24, 2014
 
 
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