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L'intuizione senza futuro


Teatro dell’Orologio 26 Novembre 2015
L’INVENZIONE SENZA FUTURO
Viaggio nel cinema in 60 minuti
ideazione: Federico Giani, Celeste Gugliandolo, Francesca Montanino, Mauro Parrinello
con: Federico Giani, Celeste Gugliandolo, Mauro Parrinello
musiche: Giorgio Mirto
eseguite al pianoforte da: Francesco Villa
disegno Luci: Liliana Iadeluca
elementi scenici: Veronica Santià e Maria Mineo
aiuto regia: Federica Alloro
una produzione Tedacà OffRome Compagnia DeiDemoni in co-produzione con Fondazione Campania dei Festival e con il sostegno Fondazione Luzzati e Teatro della Tosse
Dal 17 al 29 novembre va in scena al Teatro dell’Orologio di Roma lo spettacolo L’invenzione senza futuro, progetto teatrale dedicato al cinema che segna il sodalizio artistico tra la formazione genovese Compagnia DeiDemoni e la realtà torinese Tedacà, da sempre attivi nella ricerca della drammaturgia contemporanea inedita, e da qualche anno impegnati nella produzione di opere originali, frutto di una ricerca e di una scrittura collettiva. In scenaFederico Giani, Mauro Parrinello e Celeste Gugliandolo,attrice e cantante della formazione musicale I Moderni, secondi classificati alla quinta edizione di X Factor Sky.
Lo spettacolo ha vinto il premio di produzione dell’E45 Napoli Fringe Festival, dove ha debuttato lo scorso giugno. E’ prodotto con il sostegno di Offrome, Fondazione Campania dei Festival e del Teatro della Tosse.
Giovedì 26 Novembre alle ore 18.30 in sala Artaud concerto gratuito per chitarra e voce “Le Stanze di Celeste” voce Celeste Gugliandolo; chitarra Giorgio Mirto.
Lo spettacolo racconta del rapporto tra due fratelli, Louis e Auguste – che stanno per rivoluzionare la visione del mondo – e la ricerca dell’amore, attraverso un viaggio che si trasforma e si snoda per mezzo di scene di film, incontri, suoni e visioni dal sapore delle pellicole che ci hanno appassionato in più di un secolo di cinema. Il racconto di una vita che si fa metafora delle evoluzioni del cinema, delle sue più importanti invenzioni: dal muto al sonoro, dal montaggio al colore. Non si tratta di citazioni: l’intento è quello di creare vere e proprie fusioni tra le possibilità e i limiti del teatro e le caratteristiche proprie del cinema, strumento che più di ogni altro riesce a catturare e modificare l’immaginario collettivo su larga scala.
Il contributo (in parte inconsapevole) di questi due fratelli ad un progetto così rivoluzionario come l’immagine in movimento, insieme con il desiderio più antico e primigenio, quello amoroso, sono i motori per raccontare anche l’illusione stessa della vita, il “qui ed ora” del teatro, il “realissimo” inganno del cinema. Storie e sogni, che però possono tramutarsi in vere rivoluzioni, cambiando la percezione quotidiana del singolo e quella della società a venire.
“Forse il nostro è un inno a chi osa, alla creatività, ai pochi che rischiano, seppur inconsapevolmente, coinvolgendo anche lamoltitudine, per modificare il proprio presente e il futuro, confidando che la curiosità della scoperta sia sempre la vera magica rivoluzione.”
novembre 30, 2015
 

La casta morta

Teatro Trastevere 20 novembre 2015
La casta morta
Soggetto: Luigi Marinelli e Michele Sganga
Testo: Adriano Marenco
Con: Raffaele Balzano, Marco Bilanzone, Valentina Conti, Francesca Romana Nascè, Mersia Valente, Marco Zordan
Installazioni: Pamela Adinolfi, Alessandra Caputo, Daniele Casolino, Lisa Rosamilia, Antonio Sinisi
Regia: Simone Fraschetti
Musiche: Michele Sganga
Soprano: Nora Capozio
Violino: Lia Tiso
Pianoforte: Michele Sganga
Chitarra, riprese audio e sonorizzazioni: Matteo de Rossi
Postproduzione: Studio Sonicview - Roma
Scenografie: Domenico Latronico
Foto di scena: Ikonica Foto
Produzione: Patas Arriba Teatro
In occasione del Centenario della nascita di Tadeusz Kantor e del 250˚ Anniversario del Teatro Pubblico in Polonia, Patas Arriba Teatro e l'Istituto Polacco di Roma presentano "La casta morta", omaggio a Tadeusz Kantor, che sarà in scena al Teatro Trastevere, il 1 dicembre alle ore 19.00.
"La casta morta" nasce come un omaggio all'autore de "La classe morta", Tadeusz Kantor, del quale nel 2015 ricorre il centenario della nascita. Abbiamo scelto di non rivisitare o riproporre le opere di Kantor, ma di realizzare uno spettacolo nuovo, un'opera originale ispirata alla sua concezione dell'arte come libertà, continuo dissenso e "salvezza". Quelli che erano i vecchi-bambini de "La classe morta" sono ora ministri e deputati, l'aula scolastica diviene aula Parlamentare. Il potere da una parte, l'arte come "realtà del rango più basso" dall'altra. Cinque parlamentari e un commesso eleggono il presidente fantoccio Neoplasio. A turno lo animano, gli danno voce ma, in Neoplasio, burattino e burattinaio coincidono. Nell'ombra della sua autorità faranno tutto il possibile per mantenere il potere fino alla fine dei giorni.
In scena il potere economico, rappresentato da una lavagna-monolite, e quello politico, rappresentato dalla casta, vivono la massima intimità nel momento del bisogno fisiologico. Neoplasio e i parlamentari orinano sul monolite vivendo delle proustiane madeleine, memorie d'infanzia. La casta sa di essere morente. Ora dovrà trovare il modo di rigenerarsi. I deputati ricercano solo un nuovo tipo di potere, per continuare ad esistere, un potere dal volto umano, che si avvicini alla gente creando nuovi consensi.
Mentre la pars destruens dello spettacolo è giocata dai politici, la pars costruens è rappresentata dal mito omerico: in tempo di guerra Kantor aspettava il ritorno di Odisseo alla stazione di Cracovia, l'eroe doveva tornare a casa, sconfiggere i Proci usurpatori e ristabilire il buon governo. Ne "La casta morta" cinque happening evocheranno il tempo del mito in luoghi scenici adattati. Cassandra, Circe, Penelope e Athena aiuteranno Odisseo a ritornare a casa. Il testo di Adriano Marenco è stato tradotto in polacco e pubblicato bilingue per Lithos col doppio titolo "La casta morta/Umarła Kasta". A giugno 2015 è stato messo in scena al Teatr Nowy di Cracovia con la regia di Iwona Jera. "La casta morta" è realizzata con il sostegno dell'’Istituto Polacco di Roma in occasione del 250° Anniversario del Teatro Pubblico in Polonia e del Centenario di Tadeusz Kantor. "La casta morta" è inserito nel progetto Kantor100. Opere, congressi e iniziative per celebrare il centenario della nascita di Tadeusz Kantor.
"La casta morta" è un progetto speciale del Teatro Studio Uno di Roma e una residenza artistica dell' A.S.D Clandestina di Roma.
novembre 29, 2015
 

Confort&Joy

Teatro Belli 27 novembre 2015
COMFORT&JOY
Di Jen Mcgregor
con Elisabetta Scarano e Bianca Pugno Vanoni
luci e suono Luca Moroni
assistente e fotografa Margarita Egorova
traduzione di Bianca Pugno Vanoni e Elisabetta Scarano
regia Marcela Serli
produzione Trilly
La possibilità incombente di finire la loro esistenza separate e in un ricovero per poveri pende come una spada di Damocle sulle teste di due giovani sorelle. Rosemary lavora senza tregua per salvare se stessa e Violet che, cieca, può solo vagare con la mente e ricordare il loro passato felice di bambine prodigio.
La Vigilia di Natale, Rosemary sorprende Violet con un dolce che non si potrebbero permettere. Mentre il freddo sottoscala si riscalda al ricordo della mamma e di amori irrisolti, strani rumori al di là della porta inquietano Violet; qualcosa non torna. Quando Violet si accorge che la porta è chiusa dall'esterno, niente può prepararla alla agghiacciante rivelazione di Rosemary. Fin dove può spingersi l'amore di una sorella? I festosi canti di Natale sfumano nel silenzio e le due ex bambine prodigio si esibiscono nella loro ultima fatale esibizione.
novembre 29, 2015
 

Baby Doe

FONDAZIONE VOLUME! 14 novembre 2015 Festival Teatri di Vetro 9°
BABY DOE
gruppo nanou
danza
Baby Doe è una stanza sospesa. La scena è sollevata da terra per permette al corpo di scoprire anfratti in cui sottrarsi. Dell'Infanzia si assume l’esercizio fisico, sempre difficilissimo, che determina l’inciampo: un avvenimento inaspettato che sospende l'azione, la sposta altrove, disorganizza la consequenzialità degli eventi. Baby Doe è il procedimento attraverso il rigore di una strategia creativa giocata sulla formalizzazione della figura e del recinto che la perimetra: spazio interno come misura specifica del quadro e dell'esistenza rappresentata. La forma antropomorfica è inevitabilmente in conflitto con il recinto geometrico. La geometria di tale recinto assume l'esperimento retorico della perfezione, in quanto funzionale allo scatenamento prodotto sulla figura interna spaesata in un centro impossibile.
di Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci con Sissj Bassani, Anna Basti, Alessia Berardi, Marco Maretti, Anna Marocco suono: Roberto Rettura
scene e light design: Giovanni Marocco
video: Claudio Martinez
prodotto da E / gruppo nanou co-prodotto da Teatri di Vetro con il sostegno di Cantieri, Rete Anticorpi, Fondazione Volume!, galleria Ninapì con il contributo di MIBACT, Regione Emilia-Romagna Assessorato alla cultura, Comune di Ravenna Assessorato alla cultura
novembre 29, 2015
 

Da consumarsi preferibilmente entro

CARROZZERIE N.O.T. 15 novembre 2015 Festival Teatri di Vetro 9°
DA CONSUMARSI PREFERIBILMENTO ENTRO
best before...
danza
La scadenza è materiale ma anche biologica, affettiva, umana. Tutto può essere fragile, fuggevole, transitorio. Un indagine sul momentaneo, sul labile, sulla precarietà del possedere e dell’essere, un passaggio inevitabile dentro se stessi, fino ad arrivare ad interrogare la danza stessa, luogo dell’effimero per antonomasia che si consuma nel momento in cui si manifesta. Un’arte a breve scadenza la cui fragilità sta nella non ripetibilità, nella quasi impossibilità di codifica. L’unicità del gesto diventa la lente d’ingrandimento per questa indagine. Le peculiarità fisiche e dinamiche accentuano l’effimerità del movimento, da qui la volontà di lavorare con fisicità differenti ed energie contrastanti. regia e coreografie
Valeria Loprieno
di e con
Valeria Loprieno
Giovanna Rovedo
Lucrezia Micheli
Video e suono
Giacomo Citro
produzione
Cie Twain/Nuovi Autori
con il Sostegno del
MiBACT-Ministero per i Beni
e le Attività Culturali e del Turismo,
OFFicinaTwaIN14/16_Regione Lazio
in residenza presso
Sala Bausch - Centro Arte e Cultura,
Città di Ladispoli
La scatola dell'arte, Roma
novembre 29, 2015
 

Zero

Teatro Centrale Preneste 11 novembre 2015,Festival Teatri di Vetro 9
ZERO
Ideazione, testi, coreografia Paola Bianchi
consulenza artistica Silvia Parlagreco
in scena Paola Bianchi e Giuseppe Tondi
elaborazione suono Paola Bianchi, Fabio Barovero
disegno luci Paolo Pollo Rodighiero
si ringrazia Ivan Fantini, Valerio Valoriani, Roberta Failla, Movimento Centrale
produzione FC@PIN.D’OC
in collaborazione con Cricoteka-Centro di documentazione dell’artebdi T.Kantor-Cracovia, Consolato Generale della Repubblica di Polonia in Milano, Teatro Verdi-Milano, Versilidanza, Teatro Cantiere Florida di Firenze nell’ambito del Progetto a sostegno delle Residenze Artistiche in Toscana, Santarcangelo Festival Internazionale del Teatro in Piazza, CAB008, AGAR
con il contributo di Mibact e Regione Sicilia
Paola Bianchi, nuovamente ospite di Teatri di Vetro presenta Zero presso la Centrale Preneste di Roma. Zero è un lavoro di ricerca sulla gestualità dei corpi portati in teatro da Tadeusz Kantor a cento anni dalla sua nascita.
La scena scarna si apre con due persone, Paola Bianchi e Giuseppe Tondi. I due corpi si svelano pian piano, attraverso abiti semplici, color pastello nel caso di Tondi, che lo accompagneranno nei lunghi cammini e nelle attese, nei dialoghi lontani con il corpo dell’altra che nel frattempo esplora lo spazio con gesti cupi, chiusi, inquietanti e con un viso che si rivolge poco al pubblico.
Le luci sostengono e sottolineano l’esile fisicità della Bianchi che si mostra nella muscolatura, nell’ossatura e svelano un corpo che lavora posatamente sulla gestualità dei personaggi della drammaturgia del regista polacco.La scena è sguarnita, insieme ai due corpi sono presenti solamente due casse che riverberano nella sala i silenzi e i piccoli suoni che lo stesso Kantor produceva negli intervalli delle sue parole, suoni avuti grazie alla collaborazione con la Cricoteka di Cracovia.Il lavoro si sviluppa con la descrizione di un’assenza. I due corpi, fermi, ascoltano insieme al pubblico una voce femminile che ci descrive una scena immaginata: l’azione di un gruppo di bambini e una donna. Lentamente la danzatrice delinea lo spazio seguendo le indicazioni della voce registrata, riempiendolo con gli oggetti della scena. Viene seguita e supportata da un delicato disegno luci mentre appoggia con cura al pavimento un cilindro nero, un paio di scarpe rosse ed un libro.
L’azione si conclude con il suo stesso corpo, divenuto quello della donna immaginata, che si stende in prossimità del pubblico.Il lavoro sulla gestualità kantoriana si chiude come si era aperto, con le lunghe passeggiate di Tondi, in attesa e in ascolto e l’esplorazione gestuale, decisamente più dinamica, della Bianchi.
Concludiamo ponendo attenzione a ciò a cui il pubblico ha assistito prima di entrare nella sala del teatro Centrale Preneste: la lettura di un documento da parte di un collaboratore di Paola Bianchi, una lettura che ci informa del mancato ingresso in graduatoria per i fondi della Regione Lazio del Festival Teatri di Vetro per la sua prossima edizione. Ancora una volta un’invocazione dei teatranti per questo ambiente che sta, non più così lentamente e sommessamente, annegando in un mare di lacrime.
novembre 20, 2015
 

How long is NOW#Roma

Teatro Vascello 8 novembre 2015 Festival Teatri di vetro 9
HOW LONG IS NOW#Roma
ideazione e coreografia Michela Lucenti
musica originale eseguita dal vivo Julia Kent
script Maurizio Camilli
liriche Sara Ippolito
disegno luci Pasquale Mari
fonica Tiziano Scali
danzato e creato da Andreapietro Anselmi, Fabio Bergaglio, Maurizio Camilli, Andrea Capaldi, Ambra Chiarello, Francesco Gabrielli, Sara Ippolito, Maurizio Lucenti, Michela Lucenti, Alessandro Pallecchi, Gianluca Pezzino, Emanuela Serra, Giulia Spattini, Chiara Taviani.
e con la partecipazione degli anziani dello Spazio Incontro della COTRAD Onlus e della Casa di Riposo Bruno Buozzi produzione Balletto Civile Festival Bolzano Danza – Tanz Bozen Fondazione Teatro Comunale di Ferrara Fondazione Teatro Due con il sostegno di Centro Giovanile Dialma Ruggiero
La storia di un vecchio professore, la sua poltrona bianca e un prato verde pieno di una vita intera. Eccoli lì uno dietro l'altro come in un album di vecchie fotografie, si ripresentano senza bussare i ricordi di una vita, la sua storia che diventa un po' anche la nostra. Puntuali, tutti in fila, un po' più belli nei loro cappotti brillanti, splendono pettinati e sorridenti, vicini e tremendamente lontani. La storia ricomincia una volta ancora, ed è straordinaria, uguale e sempre diversa. What is a perfect day? La figlia erede di un tempo presente ancora da capire perché troppo vicino, corre tra il passato e futuro senza dare tempo al respiro di arrivare fino in fondo, qual'è il suo momento? Sotto un cappello troppo largo e un paio di occhiali troppo grandi si presenta un nipote inadatto. Si fa largo nel vecchio sentiero per tracciarne uno nuovo. Senza saperlo ridefinisce i confini di quel che era per andare verso quel che sarà. Raccoglie un'eredità che inevitabilmente si trasforma nell'attimo in cui il testimone passa da un corridore all'altro. Quanto dura quell'attimo?
novembre 18, 2015
 
 
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