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Voce e notte

Parco Leonardo Sinisgalli, 13 Agosto 2016 CONVERGENZE URBANE 2.0
Voce ‘e notte
Un viaggio nella poesia e nella canzone classica napoletana dal 1700 al 1950
a cura Nuccio Siano
Ciò che rende singolare questo spettacolo è certamente l’estrazione teatrale degli interpreti che si traduce in freschezza espressiva unita ad uno stile raffinato.
Nuccio Siano, attore e regista qui in veste di musicista chansonnièr, e Salvatore Zambataro, maestro concertista, assommano per il grande repertorio napoletano un duo poetico ed ironico, un’autentica novità.
In una lettura essenziale e appassionata, con inediti arrangiamenti per voce, chitarra, fisarmonica e clarinetto delle grandi melodie del settecento, ottocento e del novecento napoletano, al fianco di un repertorio brillante con brani tratti dal Cafè Chantant, Voce ‘e notte ha confermato in una fortunata tournèe internazionale (Monaco, Bruxelles, Marsiglia, Budapest, Beirut, Tripoli, Melbourne, Brisbane, Il Lussemburgo e New York) un autentico successo di pubblico e critica.
settembre 02, 2016
 

Passion, Love, Life...

Teatro Vascello 9 luglio 2016 DANZA
Produzione InternationalBallet
PASSION, LOVE, LIFE...
12 ballerini italiani e stranieri del corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Budapest 
coreografia Mark Biocca e Fernando Duarte

InternationBalLET nasce con lo scopo di presentare il balletto classico attuale con artisti internazionali, uniti a ballerini italiani ingaggiati all'estero che riporteranno a casa il loro bagaglio culturale acquisito, in uno spettacolo ricco di nuove coreografie e di repertorio del "Balletto Nazionale Ungherese" di Budapest.
La serata di questa prima edizione sarà intitolata "Passion, Love, Life…" e promuoverà la danza classica conservandone la purezza e la tecnica, ma aggiungendo un ' impronta innovativa rendendola accessibile ad un pubblico più vasto e presentando inoltre due prime nazionali: I.F.E.L. e Anthe moessa (collaborazione di due artisti italiani residenti all'estero). Ecco dunque come l'internazionalità del progetto viene rispecchiata non solo dal cast ma anche dalle scelte musicali e coreografiche. Il cast composto da 12 ballerini conta ben 6 italiani provenienti da varie regioni italiane (Veneto, Lombardia, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia). La restante parte del cast proviene da Ungheria, Croazia, Ucraina, Giappone e Russia.
settembre 02, 2016
 

Santo Genet

Palazzo Venezia 28 Giugno 2016
SANTO GENET
Rassegna Il giardino ritrovato - Compagnia della Fortezza
drammaturgia e regia Armando Punzo
musiche originali eseguite dal vivo e sound design Andrea Salvadori
scene Alessandro Marzetti, Silvia Bertoni, Armando Punzo
costumi Emanuela Dall’Aglio
con Armando Punzo
e gli attori della Compagnia della Fortezza Aniello Arena, Placido Calogero, Rosario Campana, Eva Cherici, Gillo Conti Bernini, Nicola Esposito, Alban Filipi, Pasquale Florio, Ibrahima Kandji, Carmelo Dino Lentinello, Sergio Longobardi, Antonino Mammino, Edmond Parubi, Danilo Schina, Francesca Tisano, Alessandro Ventriglia, Giuseppe Venuto, Qin Hai Weng
e con i giovanissimi Amelia Brunetti, Gregorio Mariottini, Andrea Taddeus Punzo de Felice, Tommaso Vaja
con la partecipazione straordinaria di Isabella Brogi
Produzione VOLTERRATEATRO/CARTE BLANCHE - TIEFFE TEATRO con il sostegno di MiBACT-Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo / Regione Toscana - Comune di Volterra - Provincia di Pisa / Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra / Ministero della Giustizia C.R. Volterra
La Compagnia della Fortezza attraversa tutta l'opera di Jean Genet. L'autore francese, che con le sue parole ha saputo trasformare la materia vile in oro, strappare bellezza al dolore, “creare buchi nella realtà”, trasfigurarla, immaginare collane di fiori lì dove c'erano catene, offre infatti la possibilità di raccontare del carcere come teatro, come luogo inattuale, in cui si vive un tempo fuori dal tempo ordinario. In origine la Fortezza Medicea ospitava il “castello interiore”, le stanze segrete del castello di Irma. Innumerevoli specchi dorati inseguivano gli spettatori nei cunicoli densi di altarini, velluti, pizzi e fiori, fino all'esplosione emotiva nel cimitero abbagliante dell'esterno, tra violini, fiori, euforiche processioni e struggenti litanìe. Dopo avere attraversato alcuni tra i più grandi teatri italiani, per i cui palcoscenici è stata ricostruita la stessa atmosfera di estasi e rarefazione, la poesia, il barocchismo scenografico, l'eccesso romantico, la musica trascinante, i costumi preziosi di Santo Genet ritornano adesso, eccezionalmente, all'aperto, in una versione site specific nel  meraviglioso giardino del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia, dove un teatro totale darà forma visibile alla bellezza, alla libertà interiore, alla perfezione morale, ovvero a quella Santità che l'artista indaga da anni, in filigrana, nella sua radicale riflessione artistica.  Santo Genet Commediante e Martire
Come santi meravigliosi, nell’atto dell’estasi, dell’oblio.
Perché quel corpo deve essere mitizzato, non è il corpo del reato del reale,
ma è il corpo di chi si allontana dal reale, dalla storia e dalla sua storia.
Tutte qualità e potenzialità nello stesso soggetto.
Genet non uccide, si uccide, si sacrifica.
Sacrifica il suo essere.
I suoi eroi vengono svuotati della loro realtà.
Ogni omicidio diventa un suicidio, un morire a se stessi su un piano estetico.
Il teatro è la macchina del delitto. La realtà diventa immagine reale che si fa riflesso
che tradisce la realtà con tutta la sua arroganza.
Genet non è diversità in una società convenzionale.
È mastro indicatore di un modo di cercare altre possibilità.
È l’alchimista, colui che trasforma la materia vile in oro.
Genet applica la crudeltà artaudiana verso se stesso, verso la sua biografia,
trasformata, amputata di realismo, in un monumento alla diversità, all’esaltazione dell’inesaltabile.
Sulle scene siamo ancora al diritto di esistenza delle diversità, alla ricerca di accoglienza,
tra le braccia sempre dello Stato attuale.
Il diritto di cittadinanza, la battaglia per i diritti, il bisogno di entrare in seno all’esistente
che non è altro che proiezione di un desiderio di essere Stato.
Il diritto è senza battaglia, è l’essere fuori dallo Stato, l’essere senza il desiderio di esserci. 
Armando Punzo
settembre 02, 2016
 

L'assoluzione

Parco Leonardo Sinisgalli, 7 Agosto 2016 CONVERGENZE URBANE 2.0
L'ASSOLUZIONE
di Gianluca Riggi
con Gianluca Riggi- Roberta Castelluzzo
Dot.Art – L’Archimandrita

“Riggi spoglia la narrazione di qualsiasi orpello recitativo, come mai m’era capitato di vedere, giungendo alla più schietta, onesta nudità dei fatti..”
Da un format già studiato e sperimentato in occasione dello spettacolo Aracnofobia, che teatralizzava in maniera semplice ed immediata gli atti parlamentari della legge 4198 anno 2003, trasformando la lettura in evento teatrale e dando alla stessa una motivazione, si è deciso di portare avanti la sperimentazione applicandola agli atti processuali riguardanti famosi ed importanti uomini politici italiani, con particolare attenzione al “Processo del Secolo” che ha avuto come protagonista l’onorevole Giulio Andreotti.
La comicità è insita nelle parole dei testimoni appartenenti alla “Famiglia”, nella difesa dell’onorevole, ormai senatore a vita, e divino Giulio, non v’è bisogno di aggiungere, basta riportare fedelmente i testi trascritti dagli stenotipisti, cucirli tra loro senza operare alcun adattamento, se non taglio, vista la mole di documenti a disposizione, per avere un testo teatrale di stampo eduardiano, e per fornire i mezzi agli spettatori di giudicare e dare una inevitabile ASSOLUZIONE!
Purtroppo la storia giudiziaria del nostro paese in questi ultimi anni si presta alla più brechtiana delle operazioni …
La storia della mafia, di Cosa Nostra, è purtroppo la storia del nostro stesso paese, ogni omicidio eccellente può essere legato alla mafia, direttamente o indirettamente, è uno stato nello stato, ma è questo secondo stato ad aver governato realmente le sorti del nostro paese, tutti coloro che hanno pensato di poter utilizzare la mafia ed i suoi soldi per i propri fini sono rimasti schiacciati dalla mafia stessa, da Sindona a Berlusconi, da Salvatore Giuliano a Giulio Andreotti. Perché la mafia, Cosa Nostra, è fedele solo a se stessa, e nei decenni ha mirato solo alla propria salvaguardia e sopravvivenza, concedendo al carcere anche uomini eccellenti, Riina, Brusca, Calò, Provenzano, pur di poter garantire la propria continuità.
E’ un lavoro basato su una teatralità essenziale e spoglia carica di significati, non solo di cronaca giudiziaria come potrebbe sembrare a parlarne in un comunicato, la parola ed il corpo dell’attore esaminati nelle differenti dinamiche in contatto con gli spettatori, perché tutto il teatro dell’Archimandrita si è sempre definito sul rapporto continuo con il pubblico che entra nello spettacolo, talvolta sul palcoscenico, talvolta diviene egli stesso attore, ma mai è chiamato solo ad assistere, sempre e comunque è prevista per lo meno la partecipazione emotiva. La messa in scena è in continuo divenire e aggiornamento, gli eventi politici e la quotidianità superano periodicamente ogni più spregiudicata fantasia.
Recensione di Simone Nebbia
Tendenza degli uomini è dimenticare, perché in fondo si vive meglio, perché ricordare fa paura e si svelano coincidenze troppo nette per essere tali, è un peso troppo grande da sopportare la memoria, così si preferisce la distrazione, perché distogliere lo sguardo allieta quella che sarebbe la pena degli occhi: ciò che si guarda, passando per gli occhi, decide il sentimento di un’anima. Chi se la ricorda L’assoluzione per reati di mafia caduti in prescrizione di Giulio Andreotti? Se la ricorda e ce la ricorda Gianluca Riggi, autore e interprete dello spettacolo omonimo. Che anno era? Cos’altro è successo in quell’anno? A quando risale l’epoca dei fatti? Un uomo si fa carico della storia, puntella di avvenimenti le date che si succedono per voce di una donna, Roberto Castelluzzo, che seduta scandisce l’era repubblicana di questo paese, blocca di volta in volta il racconto orale come detenesse il battere del tempo; l’uomo ricorda dov’era quando l’avvenimento di un qualsiasi giorno promuoveva quella data a momento storico, come facciamo tutti: ci sono cose che accadono e per sempre deviano il percorso della nostra memoria, di lì in poi; l’uomo scuote con il suo racconto, sorprende del già visto per la straordinarietà di quel che dice, sorprende perché svela quel che già sappiamo, o quel che senza discolpa, dovremmo sapere.
A metà dello spettacolo Riggi si toglie la giacca di lino chiara, resta in maniche di una camicia bianca che incomincia a tirare su verso i gomiti: è questo il momento in cui la congruenza destabilizzante della storia inizia a colpire la sensibilità, inizia a far male per chi ascolta: Riggi spoglia la narrazione di qualsiasi orpello recitativo, come mai m’era capitato di vedere, giungendo alla più schietta, onesta nudità dei fatti. È questo che colpisce più a fondo. A metà coinvolge poi qualcuno dal pubblico perché possa partecipare a questo percorso ritroso, nella storia degli avvenimenti e nella sua personale, perché quell’uomo, o donna, coinvolti, tornino a casa con in dosso parole che hanno sentito proprie.
Rifletto su quel che vedo. Mi dico che, se non avessi già un’ernia iatale, penserei proprio che questo bruciare lungo tutto il cavo duodenale, fino alle cavità dello stomaco, sia per questa storia; e pure fa male parecchio oggi, c’è qualcosa che opprime più a fondo, qualcosa che pesa di più. La struttura dello spettacolo è scheletrica, una carcassa ossea fatta di date e luoghi, sopra di essa Riggi costruisce fasci muscolari, tendini, tutto ciò che fa un organismo, peccato che tutto questo intreccio filamentoso di carne e sangue, vivo,se ne resti in triste silenzio, ad esistere amaramente, soltanto sotto pelle.
settembre 01, 2016
 

Aracne

Parco Leonardo Sinisgalli, 5 Agosto 2016 CONVERGENZE URBANE 2.0
ARACNE
azione performativa nata per il lavoro ‘Metamorfosi.(di forme mutate in corpi nuovi)’ di Roberto Latini, Fortebraccio Teatro.


da Ovidio libro VI
“… subito il crine toccato dal medicamento funesto
cadde e col crine caddero il naso e gli orecchi …
ventre è quel tanto che resta, da cui vien traendo gli stami …”


Aracne di Colofone, giovane e già abile tessitrice osa sfidare l’arte nel ricamo della dea Atena. Per la sua determinazione, per l’incanto e l’acume delle sue opere viene punita dalla divinità e tramutata per sempre in ragno. L’azione performativa affronta direttamente il nucleo dell’episodio: l’ebbrezza della trasformazione, l’incandescenza della sua natura che travolge, rovescia, ribalta, stravolge, sovverte l’essere. L’essere nel vivo del suo furore e delle sue forze ambigue, violente e sensuali. All’origine un oscuro desiderio che ci predispone alla vertigine. E’ il senso di sé, quel valore radicalmente umano, difeso fino allo spasmo definitivo, alla rivoluzione delle proprie forme, della propria carne.
settembre 01, 2016
 

Theatre Dances

Theatre Dances
Teatro India, 23 - 24 giugno 2016
Theatre Dances
Prima nazionale
coreografia Julie Ann Anzilotti
danzatori Paola Bedoni, Giulia Ciani, Donato Demita, Liber Dorizzi
musiche Ryuichi Sakamoto, Steven Brown, Fabrizio Ottaviucci
scene Tiziana Draghi
costumi Loretta Mugnai
produzione Compagnia Xe
MiBACT, Regione Toscana
Comune di San Casciano Val di Pesa (FI)
PERFORMANCE SITE-SPECIFIC PER IL TEATRO INDIA
Danze energiche e vibranti dalle quali affiorano solitudini, ricerca di contatto, ricordi, incontri, fughe e improvvise apparizioni. Dall’onirico al quotidiano, nell’intimità di gesti che si concedono con leggerezza alla stretta vicinanza del pubblico. Così prende forma una coreografia itinerante che si snoda in luoghi anche inusuali, una creazione “site-specific” per gli spazi del Teatro India a rendere evocativa l’intimità e il rapporto diretto con il pubblico: una visione ravvicinata che permette di immergersi nel “gesto”.
Julie Ann Anzilotti Iniziata alle scene da Aldo Rostagno, dal 1979 al 1985 partecipa alla poliedrica attività del gruppo I Magazzini. Nel 1983 fonda Parco Butterfly con Gelpi e Sieni e nel 1991 la Compagnia di teatrodanza Xe, in residenza dal 1997 presso il Teatro Comunale Niccolini di San Casciano Val di Pesa. Con la compagnia svolge anche attività di formazione per giovani e adulti con disabilità psicofisiche; cura il volume In mezzo alle Margherite - storia di un incontro fra teatrodanza e abilità differenti (2013). Fra le ultime creazioni, Judith e l’Angelo (2011), UaU... (2013), E d’oro le sue piume (2014). Collabora come coreografa con il Corso di Teatrodanza della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano.
agosto 23, 2016
 

Casual Bystanders

Teatro India, 27 | 28 giugno 2016
Casual Bystanders
ideazione, coreografia e regia Salvo Lombardo
con Lucia Cammalleri, Daria Greco, Salvo Lombardo
su musica di Luc Ferrari
disegno luci e video Luca Brinchi e Maria Elena Fusacchia
sovrapposizioni sonore Salvo Lombardo
disegno del suono Fabrizio Alviti
foto Gabriele Gargini
Produzione Fabbrica Europa, CapoTrave/Kilowatt, Festival Oriente Occidente, Progetto Goldstein, Pierfrancesco Pisani
con il sostegno di
Anghiari Dance Hub, Inteatro Festival, DiD Studio/Danae Festival, Teatro Spazio Electa/ACS, Villaggio d’Artista, Verdecoprente Residenze, Centro di Palmetta, [Non] Museo
 Progetto selezionato Movin’Up_GAI; secondo classificato Premio Arte nel Giardino di Irene_Ass. Irene Brin | GNAM;
selezionato Artefatto10_Reset | GAI -Civico Museo Schmidl, Trieste
Casual bystanders è un progetto avviato nel 2014 che, oltre alla creazione della performance omonima, ha portato alla realizzazione di un ciclo di azioni urbane, workshop, una video installazione, una esposizione fotografica, una installazione sonora e una piattaforma di condivisione on line. La performance si fonda sulla riconfigurazione coreografica di un corpus di gesti “non straordinari” ricavati dai frammenti cinetici, gestuali e verbali dedotti da Salvo Lombardo dalla relazione con i “passanti” in spazi pubblici tra il 2014 e il 2015; le loro posture, i loro gesti, l’andamento ritmico del loro movimento, frammenti sonori e porzioni di discorsi sono il centro di tale processo. Le azioni di raccolta di queste informazioni fisiche, nel loro contesto urbano, sono state finalizzate all’elaborazione “dal vero” di un certo numero di frammenti motori e gestuali archiviati attraverso il corpo e poi trascritti in forma di enunciati su dei taccuini, numerati progressivamente, per essere rielaborati successivamente in forma coreografica; dal procedimento mimetico alla trasfigurazione del gesto semplice; tra le rovine del movimento, nel sedimento di qualcosa che è già-stato, per esperire un corpo-presente. I contesti in cui hanno avuto luogo la serie di azioni preliminari e di raccolta sono stati i più disparati: piazze, strade, esercizi commerciali, biblioteche, musei, spazi espositivi, stadio, stazioni ferroviarie e metropolitane. Parallelamente si è accumulato anche un archivio sonoro ricavato da registrazioni ambientali e campionature sia in ambienti urbani che naturali. Questi frammenti vengono adesso ricomposti e sovrapposti a parti del brano Petite symphonie intuitive pour un paysage de printemps del compositore Luc Ferrari che nel 1973-74 crea questo componimento a partire da “suoni fissati” durante una scalata sull’altopiano Causse Méjean.
Salvo Lombardo Performer, coreografo e regista. Nel 2009 si diploma alla Scuola d’Arte drammatica del Teatro Stabile di Catania. Dal 2012 al 2015 è cofondatore della compagnia Clinica Mammut. All’attività performativa affianca quella didattica; ha condotto workshop per l’Istituto Europeo del Design di Roma, per il Festival Teatro al Castello di Roddi, il Teatro Stabile di Catania e Indaco Art Camp di Cesena. I suoi lavori, tra spettacoli, azioni urbane e site-specific, sono ospitati in vari festival e teatri italiani. Con Casual Bystanders è coreografo residente per Anghiari Dance Hub; il progetto è vincitore del bando CiD Cantieri_Oriente\Occidente
agosto 23, 2016
 
 
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