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La vita ferma

Teatro India, 13 maggio 2017
La Vita Ferma
Sguardi sul dolore del ricordo
dramma di pensiero in tre atti
scritto e diretto da Lucia Calamaro
con Riccardo Goretti, Alice Redini, Simona Senzacqua
assistenza alla regia Camilla Brison
scene e costumi Lucia Calamaro
contributi pitturali Marina Haas
direttore tecnico  Loic Hamelin
produzione Sardegna Teatro, Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro di Roma
coproduzione Festival d'Automne à Paris / Odéon-Théâtre de l'Europe
in collaborazione con La Chartreuse - Centre national des écritures du spectacle
e il sostegno di Angelo Mai e PAV

La Vita Ferma è uno spazio mentale dove si inscena uno squarcio di vita di tre vivi qualunque - padre, madre, figlia - attraverso l’incidente e la perdita. Una riflessione sul problema del dolore-ricordo, sullo strappo irriducibile tra i vivi e i morti e su questo dolore è comunque il solo a colmare, mentre resiste. Un dramma di pensiero in tre atti che accoglie, sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei defunti.
Gli atti
Nel primo atto c’è un trasloco, una casa da svuotare, forzosamente attraversata dallo spettro e il suo voler essere ricordato bene, in quanto unico, insostituibile.Se non lì, in una casa abbandonata, dove altro avrei potuto metterlo? Nel secondo una coppia con bambina: Lui, Riccardo,storico e nostalgico fissato con Paul Ricoeur e i sinonimi; Lei Simona, quasi danzatrice e eccentrica fissata col sole e coi vestiti a fiori ; la figlia Alice, da subito troppo sensibile, fissata col voler intorno gente che le parli. Quindi la morte di Simona, dopo protratta e non identificata malattia (non importa come, importa che muoia). Nel terzo atto c’è un’Alice cresciuta e a sua volta neo-madre  che ritrova il vecchio padre Riccardo, sulla tomba, o quasi, della madre morta anni prima; ragionano non senza conflitti, su quell’assenza anticipata che sempre-e chissà se sempre meno o nel tempo ancora di più- ha marcato una rottura nel racconto illusoriamente prescritto delle loro vite.
Nota bene
So che in questo racconto, da qualche parte, abita inoltre una riabilitazione più o meno dichiarata di una poetica del pathos. Questo termine soffre oggi di un discredito generale, si elogia l’“approccio senza pathos” di temi di una gravità impossibile, come se il patetico fosse diventato l’osceno.
Io non sono più d’accordo.  E fosse anche osceno, ne sento il bisogno. Quest’affetto, il pathos, parente feroce di pietà e compassione è secondo me l unico capace di incarnare e raccontare i disastri che compongono in parte una vita e la natura scandalosa e qui sì, oscena, del diktat dell’oblio.
 Lucia Calamaro
maggio 18, 2017
 

CA/1000

Teatro Tordinona 29 Aprile 2017
Per la Rassegna di Teatro Contemporaneo Permanente IKNE' - Traccie
CA/1000
Un corto che ripercorre la vita dell artista Camile Claudel
di Enrico Manzo
con Noemi Francesca regia Lusa Corcione
costumi Martina Sterlino
opere in scena Luisa Corcione

Note di regia
Ca/1000 vuole rappresentare la storia di un’ anima attraverso i momenti salienti della vita di Camille Claudel, artista di fine 800, dall'arrivo in manicomio a Monfavet fino alla sua "uscita" vittoriosamente perdente. Nelle sue opere, Camille Claudel è riuscita a scolpire l’animo umano, cogliendone la bellezza ma anche la crudezza e tutti quegli aspetti di cui solitamente non si vuole parlare.
Gli elementi che accompagnano il personaggio di Camille in Ca/1000 sono rappresentati dal sonoro delle voci, che vengono percepite ora come una presenza assordante, ora come un tenero ricordo; da dipinti che rappresentano le compagne di viaggio di Camille (le “internate” del manicomio) che l'hanno accompagnata per trent’anni della sua esistenza.
Si mette in scena il coraggio di Camille, la forza che l'hanno resa profonda ed autentica, ma, anche logorata e 'pazza'. Dopo l’abbandono di Rodin, Camille ha lottato moltissimo per affermare il suo talento in un periodo in cui la scultura era ancora appannaggio maschile, ma ha ceduto alla fine per le contingenze economiche insuperabili per una donna sola di quell’epoca. Per tal motivo, in Ca/1000 le vicende dell’esistenza personale e gli esiti dell’opera sono inestricabilmente mescolati e fusi nel comune fallimento.
La scena è il suo diario, il grido disperato di un’anima che passa dalla felicità di un tormentato rapporto d’amore e quello che la legò per alcuni anni a Rodin, fino al rancore e alla rêverie di ciò che non è stato e mai potrà essere.
Si vuole rappresentare l’esaltazione amorosa, l’illusione della felicità e delle promesse di fedeltà, dell’abbandono, del risentimento, della solitudine estrema, dell’amara consapevolezza di una ferita che mai potrà rimarginarsi.
A lei fu data la dolorosa capacità di “dare forma alle proprie visioni interiori, di strappare all’ignoto che ci abita – “il salvame” del “nostro intimo” di cui parla Rilke nelle Elegie duinesi – brandelli di verità, di vedere più nitidamente ciò che altri potevano solo superficialmente intuire. Perché sono, le sue opere, sofferenza pagata”.

Un lavoro promosso da Estudio Associazioneculturale
Si ringraziano Peppe Voltarelli, Giacinto Palmarini, Lino Musella, Gwendoline Meunier per le musiche, le voci di Rodin, Paul, Jessy
maggio 17, 2017
 

Malie della luna

Teatro Cassia 7 Maggio 2017
Malìe della luna - Reverie del figlio del Kaos
In occasione dei 150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello, evocato dalla musica e dalla luna, appare in scena, ripercorrendo le storie dei personaggi giunti fino a noi grazie alla sua produzione letteraria.
Con la narrazione di Francesco Randazzo e la musica dal vivo di Calogero Giallanza (flauto) e Alida Ratto (pianoforte) prendono vita le storie e i destini dei protagonisti pirandelliani come Enrico IV il folle lunatico, Ciampa lunatico ragionatore, Ciaula il ragazzino che risalendo dalle viscere della terra scopre la luna.
In questa narrazione Pirandello è ispirato dalla luna e dalle musiche di Puccini, Debussy, Fauré, Poulenc, Giallanza e molti altri. Parole, musica e immagini per ammaliarci dei personaggi più simbolici della “lunatica” narrazione del grande Luigi Pirandello.
maggio 17, 2017
 

Sgombro

Nuovo Cinema Palazzo 6 Maggio 2017
SGOMBRO
Una serata di varietà, un sabato al mese, in cui si esibiranno gli artisti più disparati.
Dieci minuti a intervento. Non comici, mai tristi.
Torna l’appuntamento mensile del Varietà del Nuovo Cinema Palazzo, in co-produzione con Sgombro, in cui si esibiranno gli artisti più disparati e dove ci si avvicenderà sul palco senza soluzione di continuità. Un rullo compressore di idee gettate in pasto al pubblico.
Forse si ride, forse si piange pure.
// PERCHE’?
Sullo Squalo hanno fatto cinque film.
Sul Tonno un sacco di pubblicità.
Nemo è un Pesce pagliaccio molto sopravvalutato.
Delle Alici non parliamo proprio.
E lo Sgombro?
// COS’E’?
Sgombro è il varietà che pesca nel mare dell’off romano.
Un gruppo di artisti a cui si affiancano sempre nuovi ospiti, porta in scena brani inediti, studi, soprattutto nuove idee.
L’appuntamento tra loro è riservato, ma eccezionalmente aperto ai più.
Un presentatore presenterà.
Degli esibizionisti si esibiranno.
Degli attori attrarranno.
E via così.
Ingredienti: Davide Grillo, Morici Performance & Reading srl, Il Nano Egidio, Daniele Parisi, Luca Ruocco, Gioia Salvatori, Giulio Valentini.
Conservante: ivan talarico
Edulcoranti: Simone Avincola, Antonio Maresca, Christian Raimo.
maggio 17, 2017
 

Pinocchieide

Teatro Tordinona 6 maggio 2017
PINOCCHIEIDE
di Andrea Carvelli
regia Matteo Cusato
con Anton de Guglielmo

"Pinocchieide" è un adattamento in endecasillabi a rima baciata del celebre libro di Collodi. Scritto da Andrea Carvelli e diretto da Matteo Cusato, affronta la storia così come volle concluderla
l'autore in prima scrittura, dove il percorso di Pinocchio - interpretato da Anton de Guglielmo - personaggio insieme umano, animale, vegetale e ultraterreno, mosso da un «occulto, multiforme,
futuro», altro non è se non l’attraversamento dell’Erebo, del Regno dei Morti, che ha il suo centro nel cuore nero del libro.

Il "Pinocchio" di Collodi è un libro «altamente indiziario, [...] un libro di tracce, orme, indovinelli, burle, fughe, che ad ogni parola colloca un capolinea». Un termine, dunque. Una fine.
La trasformazione del burattino in bambino, con il conseguente sdoppiamento del personaggio in due personaggi, è vista allora sotto l’ottica di un vero e proprio incubo - la storia -, dal quale Pinocchio non potrà più svegliarsi. Il suo processo di formazione è una via nella notte, la strada dentro il sonno eterno degli esseri.

Pinocchieide guarda proprio a questo senso profondo dell'opera, una variante al mito di fondazione della morte, dove il corpo - bambino - ha l’inevitabile destino della fine e l’anima - burattino - tutto il tempo dell’immortalità.
maggio 17, 2017
 

Tu, Mio

Teatro Tordinona 28 Aprile 2017
TU, MIO
Tratto dal romanzo di Erri de Luca
con Marianna Esposito e Ettore Distasio
VINCITORE del premio AEnaria 2015 come miglior spettacolo della stagione.
Motivazione della giuria:
“La scrittura drammaturgica, l'uso sapiente dello spazio scenico e il talento degli interpreti concorrono al profilo qualitativo dello spettacolo, capace di riportare al presente della messinscena la memoria del passato e le contraddizioni dell'adolescenza alla necessità di una metamorfosi, che è il senso più autentico del fare teatro.“
FINALISTA al festival “Le Voci Dell’Anima – incontri di teatro e danza”. Finale: 2 Novembre 2016
FINALISTA al festival “Ad Arte, Calcata teatro cine festival”. Finale: 14 Lugio 2016
Il 1955, il dopoguerra, un'estate, il primo amore, un ragazzo che ragazzo non sarà mai più.
Il mare, che costringe all'equilibrio, centrifuga tutto e spinge i personaggi a trovare il proprio "centro": la propria posizione nella storia di quest'estate di chitarre, dove l'Italia si lecca le ferite, nessuno vuole parlare di quello che è stato; i tedeschi sono solo quelli che vengono ad arrostirsi al sole e un ragazzo, con l'età della dimenticanza, vuole ricordare un passato non suo.
Enrico conosce Caia, “l’ebbrea”, e si fa carico di una decisione. Attraverso l'amore, si fa carico della storia. La propria posizione nella Storia che verrà.
Due interpreti in scena. Un uomo e una donna. Davanti a loro il terzo personaggio: il mare.
maggio 08, 2017
 

Nella giungla delle città

TEATRO SALA UNO 27 Aprile 2017
Nella giungla delle città
im dickicht der staedte
di
Bertolt Brecht
con
Caterina Casini, Chiara Condrò, Eugenio Banella, Guido Goitre, Irene Vannelli
Lorenzo Garufo, Luisa Belviso, Marco Usai, Maurizio Greco, Stefano Flamia
musiche eseguite dal vivo dal maestro
Valerio Mele
regia
Alessandro De Feo

Debutta in prima assoluta al teatro Sala Uno di Roma dal 25 al 30 aprile “Nella giungla delle città” im dickicht der staedte, un’opera giovanile di Bertolt Brecht rivisitata dalla compagnia Cavalierimascherati, da anni impegnata nello studio dell’autore tedesco e che in questo nuovo allestimento diretto da Alessandro De Feo porta in scena le vicende e i conflitti sociali e generazionali di una città contemporanea, tra possibilità di riscatto, speranze di cambiamento e nuove opportunità.
“Vi trovate a Chicago, ed assistete all’inspiegabile lotta di due uomini e alla rovina di una famiglia, che dalle praterie è venuta nella giungla della metropoli. Non tormentatevi il cervello per scoprire i motivi di questa lotta, ma interessatevi alle poste umane in gioco, giudicate imparzialmente lo stile a-gonistico dei due avversari e concentrate la vostra attenzione sul finale”. (Bertolt Brecht)
La giungla è una cricca di orientali di seconda generazione, sgualdrine tossicodipendenti e alcolizzate, timide ragazze mittel-europee nella morsa dei lupi. Una lotta tra due uomini apparentemente squilibrata, tra scontri, fughe e sudore, domande che esigono risposte. Thaiti o New York? L’allestimento punta all’ esaltazione totale e scarna dell’azione, alla ricerca di immagini e ambientazioni cangianti, per evitare la fissità del quadro, tentando di conferire costante dinamica alla scena, anche con l’esecuzione di musiche dal vivo. Il gruppo di orientali presente nell’ opera parla spesso una propria lingua, inventata, con traduzione proiettata su schermo.
Avvincente e misterioso “Nella giungla delle città” fu scritto tra il 1921 e il 1923 quando l’America, crocevia di popoli e culture, rappresentava il futuro e la possibilità di una vita nuova, tematiche più che mai attuali, che ancora oggi riescono a inquadrare e dipingere sfumature, contraddizioni ed ambiguità della società contemporanea.
maggio 08, 2017
 
 
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