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Jentu

Teatro Vascello 14 luglio 2017
Zerogrammi (Italia – Torino)
Jentu
progetto, regia e coreografia Stefano Mazzotta
creato con Chiara Guglielmi
interpreti Chiara Guglielmi, Stefano Mazzotta
drammaturgia e collaborazione all’allestimento Fabio Chiriatti
luci Alberta Finocchiaro
produzione ZerogrammieStoriedivento
coproduzione Pim O” (It), LUFT casacreativa (It)
un ringraziamento a Chiara Michelini, Villa Cultura (It), Tersicorea
T.O” (It)
con il sostegno di Regione Piemonte, MIBACT – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo.
anno di produzione 2016
genere teatrodanza
durata 50 min. pubblico + 10
link video: https://vimeo.com/173589870  
Tutto solito. Nient’altro mai. Mai tentato. Mai fallito.
Fa niente. Tentare di nuovo. Fallire di nuovo. Fallire meglio. (S. Beckett)
JENTU è una creazione ispirata al “Don Quijote” di Miguel Cervantes. Nella lettura attenta dell’opera l’interesse per le gesta del protagonista e dei suoi compagni di viaggio (da Sancho Panza a Dulcinea) si è spostato sul senso che tali imprese possono ancora avere per noi oggi. Azioni senza lieto fine, inutili, consumate nella penombra di una stanza. Azioni capaci di prefigurare una nuova etica e un nuovo modello di eroe senza poteri speciali, senza gloria né squilli di tromba ad annunciarne la fragile umanità. I colori più accesi si diluiscono acquarellando la scena attraverso coreografie, soli e duetti, azioni e silenzi pervasi di un umore delicato. Si disegna con tratto leggero e sfuggente la figura di un eroe emblema di un’etica del fallimento che rilancia la sfida a provare di nuovo, daccapo, con coraggio. Che ci parla della capacità di cadere, di esistere persistendo nell’inseguire un ideale, il proprio, dell’incapacità di volersi arrendere a ciò che è dato e deve essere accettato così com’è perché il senso di ogni azione non sia tanto il risultato quanto la tensione necessaria per tentare di raggiun- gerlo riscoprendo la meraviglia di farsi viaggio. Così i personaggi di JENTU. Esiliati da un tempo cui non corrispondono o da un luogo che gli è stato sottratto, sospesi, stranieri, abitano un paesaggio leopardiano che ha per soglia la resa, unico possibile luogo di appartenenza e senso. (Chiara Michelini) (…) Semplicemente il viaggio verso le proprie aspirazioni, le proprie passioni, la propria bellezza. Così tentano, falliscono, ricominciano, senza mai perdersi d’animo i due protagonisti di Jentu. Novelli Don Chisciotte, anti-eroi contemporanei, che perseguono i propri ideali, viaggiando insieme, paralleli, spronandosi a vicenda. È racchiusa in questa metafora poetica del viaggio e della non resa al mondo la riuscita di Jentu (…) (Maria Luisa    Buzzi, DANZA&DANZA)
(…) un racconto a tappe, composto da una potente gesticolazione e da larghi passi danzanti, quasi tesi e protesi ad elastico da una finestra, luogo d’incontri e partenze. L’hidalgo è un anti-eroe, combatte contro illusioni, glorie e potere mondani. Jentu nella sua forma rotonda e compiuta riesce a raccontare tutto ciò con poesia. (…) (Marinella Guatterini, IL SOLE  24 ORE)
(…) Le coreografie ideate da Stefano Mazzotta evocano diversi stati d’animo, donandosi all’occhio e al cuore di chi guarda. (Miriam Arensi | LA VOCE)
(…) La partitura fluida di contatti e prese, di complicità e fratellanza (che rarità vedere un duo che non evochi l’amore tra l’uomo e la donna!) si alterna a malinconici momenti di sospensione alla finestra: quasi la realtà, impossibile da ignorare, finisse sempre per richiamare a sé stessa i due eroi. E anche se Chiara/Sancho non cessa si spronare il suo cavaliere (“alzati! corri! combatti!”), Stefano/Chisciotte, appeso il cappotto al chiodo, si allontana. Ma fuori dal palco, si sa, è ben più difficile dar corpo ai sogni. (Maddalena Giovannelli | STRATAGEMMI) Teatro Vascello
9-26 luglio 2017

settembre 07, 2017
 

Skies

Teatro India, 6 luglio 2017
Skies
liberamente ispirato a Le Baccanti di Euripide
ideazione, drammaturgia e regia João Garcia Miguel
coreografia e interpretazione Lara Guidetti
musica originale Sara Ribeiro
luci João Garcia Miguel
regia del suono Cristovao Faria Carvalho
sound designer Italia Marcello Gori
produzione Cia JGM e Sanpapié
in coproduzione con Teatro Cine de Torres Vedras
Teatro Iberico, Centro Cultural Vila Flor, Centro Culturale de Ílhavo
con il contributo di Governo de Portugal - Direção General das Artes
MiBACT – Direzione Generale Spettacolo dal Vivo
Il portoghese Joao Garcia Miguel firma Skies, un assolo costruito per la danzatrice Lara Guidetti, una coproduzione Italia-Portogallo: si tratta di un “solo” molto espressivo ispirato alle Baccanti di Euripide, nel quale si indaga la vita e la morte, la distruzione e la rinascita del divino che è in ogni essere umano. A partire dalla unione di Eros e Thanatos, così bene illustrato dalla tragedia euripidea, prende corpo una fisicità intensa, spasmodica, lirica e energica allo stesso tempo. Una performance intensa e vibrante, in cui corpo, spazio scenico e vocalità si intrecciano nella creazione di un immaginario in grado di far dialogare antico e moderno, classico e contemporaneo, attraverso le metafore che il corpo struttura.

settembre 07, 2017
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Temporaneo Tempobeat

Teatro India, 14 luglio 2017
Temporaneo Tempobeat
ideazione e regia Claudio Prati e Ariella Vidach
coreografia Ariella Vidach
danzatori Chiara Ameglio, Giovanfrancesco Giannini, Manolo Perazzi, Stefano Roveda, Alessio Scandale
composizione vocale Marco Sambataro
programmazione audio max/msp Paolo Solcia
scenografia ed elementi visivi Claudio Prati costumi AiEP
foto di Michela Di Savino
produzione AiEP con il sostegno di MiBACT
Next / Regione Lombardia Comune di Milano
DAC Comune di Lugano,  DECS Divisione Cultura Cantone Ticino / Swisslos
Danzatrice e coreografa svizzera dal segno sofisticato e preciso, Ariella Vidach da circa vent’anni realizza insieme al videoartista Claudio Prati progetti sperimentali che indagano il rapporto tra danza, nuove tecnologie e arti visive multimediali. In Temporaneo Tempobeat presenta una performance per cinque danzatori che focalizza la ricerca sul rapporto tra movimento e suono attraverso la vocalità come estensione dell’azione, esplorando il gesto nella sua sintesi. La performance coniuga così danza contemporanea, tecnologia wireless portatile e il beat boxing, una tecnica particolarmente usata nella street dance che consiste nel riprodurre i suoni di una batteria e di altri strumenti attraverso l’utilizzo della bocca e della voce. Un’esperienza condivisa, una pratica in cui i danzatori sono anche autori.

www.aiep.org
settembre 07, 2017
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L'imbroglietto

Fringe Festival 31 Agosto 2017
L’IMBROGLIETTO. Variazioni sul tema
scritto e diretto da Niccolò Matcovich
con Livia Antonelli, Valerio Puppo, un MacBook Pro
produzione Compagnia Habitas
Facciamo un gioco, immaginiamo di trovarci nella Germania dei Tingeltangel, in quei Kabarett dove nel primissimo Novecento Karl Valentin e Liesl Karlstadt anticipavano le linee guida del teatro dell’assurdo. Variamo: siamo alla fine della nostra era, e due figuri stanno insieme ma vanno in due direzioni opposte, inseguono ciascuno il proprio bisogno, c’è chi vuole vedere uno spettacolo, chi semplicemente mangiarsi una poltrona. Per entrare, poiché senza denaro, dovranno provare a imbrogliare una bigliettaia elettronica, un MacBook che farà loro il verso. Variamo ancora? Ci potremmo spostare in un salotto à la Ionesco, in Giappone, oppure nell’immaginario cavalleresco del Brancaleone monicelliano o nel mondo fantastico del Signore degli anelli. Il gioco può continuare all’infinito. La voce automatizzata ci inviterà a pensare altre soluzioni, a partecipare a fine spettacolo anche noi a questa infinita variazione, a beffare e farci beffare a nostra volta. A questo ci invita la Compagnia Habitas, a far parte de L’imbroglietto, un esercizio di stile che guarda all’opera degli artisti bavaresi (i nomi dei due personaggi sono un rimando al cognome di Liesl, Karl e Stadt), agli Esercizi di stile di Queneau e a La Lettera di Paolo Nani (che a sua volta si ispira a Queneau nella riproposizione di una stessa traccia su diverse varianti ritmiche o sceniche). Niccolò Matcovich, che scrive e dirige questo lavoro in debutto allo Studio Uno di Roma, guida Livia Antonelli e Valerio Puppo in un divertissement con leggerezza e precisione, reinventando per loro un apposito vocabolario di parole e movimenti. Le storpiature, le vocali biascicate o sostituite, i trilli, gli schiocchi e i silenzi da un lato e dall’altro la costanza di gesti dal carattere ritmico sempre ben preciso, vibrato, nervoso, rallentato o velocissimo, creano un leggero sfasamento, focalizzando la nostra attenzione sulla ricezione di quanto accade in scena; una scena che, con l’eccezione di due sedie e del computer, si costruisce tutta grazie all’efficacia dei due giovani attori.
Alcuni potrebbero obiettare sul carattere accessorio, sostenere quanto tutto possa essere superfluo, un virtuosismo. Ma, se tutto è inutile, è tutto dunque potenzialmente necessario per questa macchina scenica. E se il materiale su cui riflettere può essere ingombrante, se i ritmi non sempre colgono sincronicamente l’animo di chi li ascolta (ma in questo spettacolo accade di rado), se il mimo si dilunga eccessivamente su un gesto o lo schema rischia la ripetitività, c’è sempre tempo per limare, aggiungere, astrarre, variare. Cosa che si promette L’imbroglietto. Evolvere, come l’ultima esilarante sequenza che parte dalle amebe del Protozoico, allungate tra sedie e pavimento, che si ergono per diventare scimmie e (obbligato nel riferimento musicale a Also sprach Zarathustra, quello alla Space Odissey di Kubrick), quindi danza tribale e battaglia laser, accompagnate da un commento sonoro riconoscibile per gli amanti del cinema di George Lucas. Alla fine di questa cosmogonia rimangono i due clown, intenti a capire come «uissitare il tea-a-a-a-tro» (traduciamo, per chi non fosse provvisto del vocabolario fornito a inizio spettacolo: «visitare il teatro»). Il loro naso rosso è soltanto dipinto, perché, se all’inizio di questa storia il mito narrava di nasi potenti, affidati a tre politici e nove teatranti pronti per «ghermirli e col naso sbeffeggiarli», loro non sono i fautori, sono i beffati. Sono coloro che come Prometeo avevano scoperto il fuoco del teatro, ma che per il proprio peccato sarebbero stati condannati a rivivere in eterno la propria dannazione. Continuate ad andare a teatro e aiutate gli attori a completare il proprio “eterno supplizio”.

settembre 07, 2017
 

ERR introduzione

MAXXI 5 e 6 luglio 2017
ESTATE ROMANA RELOADED 

a cura di Andrea Cortellessa
Ha un valore allusivo la scelta del MAXXI di allestire una rassegna di letture poetiche in una replica del Teatrino Scientifico di Via Sabotino, l’architettura “effimera” realizzata da Franco Purini e Laura Thermes per l’Estate romana 1979: quella culminata nel Festival dei Poeti a Castelporziano che resta l’emblema, ambivalente quanto memorabile, di quella stagione.

mercoledì 5
introduzione di Andrea Cortellessa
Luca Archibugi
Antonella Anedda
Gian Maria Annovi
Gabriele Frasca
Patrizia Valduga
Vincenzo Ostuni
Sara Ventroni

giovedì 6
Nanni Balestrini
Alessandra Carnaroli
Valerio Magrelli
Maria Grazia Calandrone
Guido Mazzoni
Renata Morresi
Franco Arminio
luglio 12, 2017
 

ERR - Luca Archibugi

MAXXI 5 e 6 luglio 2017
ESTATE ROMANA RELOADED - Luca Archibugi
a cura di Andrea Cortellessa Ha un valore allusivo la scelta
del MAXXI di allestire una rassegna di letture poetiche in una replica del Teatrino Scientifico di Via Sabotino, l’architettura “effimera” realizzata da Franco Purini e Laura Thermes per l’Estate romana 1979: quella culminata nel Festival dei Poeti a Castelporziano che resta l’emblema, ambivalente quanto memorabile, di quella stagione.
luglio 12, 2017
 

ERR - Antonella Anedda

MAXXI 5 e 6 luglio 2017
ESTATE ROMANA RELOADED - Antonella Anedda
a cura di Andrea Cortellessa Ha un valore allusivo la scelta
del MAXXI di allestire una rassegna di letture poetiche in una replica del Teatrino Scientifico di Via Sabotino, l’architettura “effimera” realizzata da Franco Purini e Laura Thermes per l’Estate romana 1979: quella culminata nel Festival dei Poeti a Castelporziano che resta l’emblema, ambivalente quanto memorabile, di quella stagione.
luglio 12, 2017
 
 
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